Giovanni Palatucci e la Shoah


Dal 26 gennaio 2017 (doppio spettacolo) 
 - costo € 8 - per tutte le scuole

Animazione 90 e AssoTeatro
presentano

Giovanni Palatucci e la SHOAH
la via della salvezza

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La storia che racconteremo con questo spettacolo è una delle tante storie che ha visto protagonista Giovanni Palatucci mentre era responsabile dell’ufficio stranieri a Fiume durante la seconda guerra mondiale. Abbiamo scelto questa storia perché è una storia diversa, particolare, unica e tratta la Shoah con amore, fraternità e carità. Fatti, luoghi e personaggi sono realmente esistiti. Tutto è vero nel racconto come è vera la carità, la fraternità e l’amore che ha caratterizzato la vita dell’ultimo questore di Fiume Italiana.
Agli inizi della seconda guerra mondiale, in conseguenza del trattato di alleanza tra l’Italia, la Germania e il Giappone, meglio conosciuto come asse Roma-Berlino-Tokio, i paesi aderenti all’Asse e in particolare l’Italia si adeguarono alle discriminazioni razziali, con un susseguirsi di provvedimenti che portarono nel Luglio del 1938 alla trasformazione dell’Ufficio demografico del Ministero dell’Interno in “Direzione generale per la demografia e la razza” – DEMORAZZA. Questo ufficio aveva il compito di catalogare gli Ebrei. Razza ebraica pura, mista, imprecisata, razza non ebraica. Gli Ebrei erano distinti secondo la razza, la provincia di appartenenza, lo stato civile. Ebrei di professione o condizione, ebrei secondo il ramo economico, ebrei dalla durata della residenza in Italia. Gli uomini venivano classificati come merci o come animali. A seguito dell’inasprimento delle leggi razziali, voluto da Hitler, iniziarono le prime ripercussioni. Gli ebrei venivano allontanati, ripudiati e successivamente internati in campi di concentramento. Dachau, Auschwitz,Buchenwald e Mauthausendivennero famosi per le vessazioni, per le docce a gas Zyclon B, per i lavori forzati e per i forni crematori. Dei veri e propri generatori di morte. Nel sud dell’Italia, in un piccolo paese di provincia, Campagna, nel Salernitano, furono individuati due campi di concentramento, il San Bartolomeo e quello dell’Immacolata Concezione i quali potevano ospitare fino a 900internati, la classe alta degli ebrei, medici, giornalisti, professori, musicisti, artisti e tra questi anche due cabarettisti. In questi due campi gli ebrei avevano libertà di circolazione e in circa tre anni (16.6.1940 – 19.9.1943) di attività, all’appello dei custodi, non è mai mancato nessuno. Le autorità religiose, in particolare il Vescovo Giuseppe Maria Palatucci, le autorità politiche e di polizia ebbero un atteggiamento solidale nei confronti di questi perseguitati. Una tacita e sottile collaborazione si sviluppo tra Giovanni Palatucci, il Vescovo, il Potestà e il sottufficiale Mariano Acone ultimo comandante del corpo di polizia destinato a guardia del campo di concentramento. Questa collaborazione rese umano il “soggiorno” di questi internati. Fino all’8 Settembre del ‘43 si può dire che fu una fortuna, per gli ebrei, essere internati a Campagna e grande fortuna fu senz’altro per quelli che transitarono per l’ufficio stranieri di Fiume dove incontrarono il dott. Giovanni Palatucci. Questi con operazioni rischiosissime faceva destinare al campo di Campagna gli ebrei che non era riuscito ad imbarcare per l’America o la Palestina. All’indomani dell’8 Settembre con lo sbandamento delle truppe Tedesche e i bombardamenti alleati, i soldati del Reich, in ritirata, andarono a Campagna per prelevare gli internati e condurli in Germania ma, il sottufficiale Acone e il Vescovo avevano un piano per far fuggire gli internati. Quando le truppe arrivarono al S.Bartolomeo trovarono un cartello con su scritto “ Gli internati trasferiti per ordine d’ufficio – Destinazione Ignota”. Il Vescovo grazie alla collaborazione attiva di Papa Pio XII e ai suoi interventi economici, provvedeva alla loro gestione. Libertà di culto e di circolazione erano accettate volentieri dai cittadini di Campagna che pur sapendo cosa poteva accadere in quel momento storico, nel caso in cui i nazisti avessero scoperto questa “fratellanza”, non fecero mancare la loro accoglienza. Mentre nei campi di Campagna si suonava,si recitava,si davano lezioni di lingua in tutti gli altri campi d’Europa si moriva brutalmente.

Giovanni Palatucci e la Shoah è il titolo che ho ritenuto più appropriato per raccontare la storia, la vita e l’opera di un responsabile dell’ufficio stranieri a Fiume Giovanni Palatucci e di suo Zio S.E. Giuseppe Maria Palatucci. Giovanni Palatucci salvò circa 6.000 ebrei inviandoli in altri paesi e a Campagna dove ricevevano il sostegno dello zio Vescovo. Una vera e propria via della Salvezza. Ama il prossimo tuo come te stesso: Giovanni Palatucci e lo Zio hanno applicato a pieno questo comandamento ed insieme hanno fatto cose grandi. Questo spettacolo ricorda, semmai ve ne fosse ancora il bisogno, di come la Chiesa cattolica e Papa Pio XII hanno sostenuto, in assoluto silenzio gli ebrei. Tale sostegno è stato tangibile e le figure di Giovanni Palatucci e di Mons. Palatucci devono essere portate ad esempio di come la Charitas Divina deve essere applicata. Tra i tanti i documenti tra la Santa Sede e il Vescovo, anche gli assegni della Chiesa a sostegno dei campi di concentramenti di Campagna allo scopo di far “soggiornare“ meglio i Fratelli maggiori.Tante le lettere di raccomandazione di Giovanni Palatucci allo zio Vescovo e innumerevoli le persone inviate da Fiume a Campagna. Grazie a questa grande azione di umanità, fratellanza e amore la Città di Campagna, S.E. Giuseppe Maria Palatucci e Giovanni Palatucci hanno ricevuto la medaglia d’oro al merito civile.
Attraverso canzoni dell’epoca, video di documenti storici, lettere e azioni drammaturgiche si racconterà, in chiave poetica, con uno spettacolo multimediale, un momento drammatico della nostra Nazione la seconda guerra mondiale e le persecuzioni razziali. Ma, nonostante tutto, proprio nel suo momento più buio l’Italia ha mostrato la propria luce: quella di un paesino di Provincia , di un grande Vescovo e di un Questore giusto tra i giusti, i quali hanno lasciato al mondo un esempio di civiltà e amore.
Uno spettacolo per non dimenticare.
VITO CESARO

 

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